EMILIA ROMAGNA
 

Bologna:
Il primo luogo in cui furono accolti gli esposti fu l'«Ospedale di San Procolo» che accoglieva gli esposti dal XII secolo, probabilmente fin dal 1224. Dal 1456 gli esposti furono accolti anche presso l'ospedale di «Santa Maria della carità», dal 1494 presso quello di «San Pietro», dal 1516 presso quello di «Santa Maria della viola» e dal 1598 anche presso quello di «San Bono». Dal 1798 gli esposti vennero accolti presso il convento di San Procolo. Nel 1860 al brefotrofio venne aggregato l'«Asilo di maternità». Oltre l'«Ospizio esposti» con 64 bambini ricoverati, che era il brefotrofio del capoluogo, ce n'erano altri presenti nella provincia.

Università:
Bologna 1900
L'insegnamento a Bologna iniziò nel 1900. Il primo docente fu Dante Cervesato (1850-1903), allora vicepresidente della SIP che aveva lasciato l'Università di Padova probabilmente stanco della lentezza con cui gli era stata assegnata la cattedra e la clinica. Dante Cervesato dal 1900 assunse anche il compito dell'assistenza delle bambine ricoverate presso l'«Ospedale della "Beata vergine addolorata"» (fondazione Sorbi-Nicoli). Gli fu inoltre affidata la direzione del reparto dei difterici dell'«Ospedale della vita».
L'istituto pediatrico ebbe la sua prima sede in alcuni locali, del palazzo principale di Sant'Orsola, al pianterreno, ove rimase fino al 1922. Disponeva di due sale di degenza, alcune stanze di cui una per i lattanti, un'aula per le lezioni e una per un piccolo laboratorio. Il Cervesato morì il 24 gennaio 1903.
Ebbe per breve tempo l'incarico dell'insegnamento Giovanni Berti che già aveva diretto il Brefotrofio di Bologna.
Nel 1903 Carlo Comba, vincitore del concorso, fu chiamato a dirigere la cattedra di pediatria.
Nel 1911 il Comba si trasferì a Firenze per succedere a Giuseppe Mya, scomparso in quell'anno.

Carlo Comba: la biografia
Carlo Comba nacque a Venezia il 15 novembre 1870. Si laureò a Firenze con il massimo dei voti il 4 luglio 1894. Nel 1901 conseguì per titoli la libera docenza in clinica pediatrica. Dal 1° marzo al 30 aprile 1903 fu professore incaricato di clinica pediatrica nell'Università di Bologna. Il 1° maggio fu nominato professore straordinario e ordinario nel 1907. Nel 1911 si trasferì a Firenze come ordinario di pediatria. Nel 1922 fu ordinato membro della «Commissione reale per lo studio di provvedimenti legislativi a pro dell'infanzia». Fu per tre volte eletto consigliere comunale a Firenze e nel 1920 fu assessore per l'igiene. Fu socio fondatore della Società italiana di pediatria, di cui fu vicepresidente dal 1911 al 1920 e presidente dal 1920 al 1924. Scrisse con Rocco Jemma il primo trattato italiano di pediatria a cui collaborarono tutti i più grandi clinici pediatri italiani (Trattato di pediatria, Milano 1934). Lasciò l'insegnamento per raggiunti limiti di età nel 1941. Morì a Firenze nel 1951. Formò numerosi allievi e la sua scuola può essere considerata la seconda in Italia dopo quella di Rocco Jemma.
Dal 1911 al 1915 l'incarico fu rinnovato a Giovanni Berti.
Dall'anno scolastico 1915-1916 la direzione passò a Carlo Francioni, vincitore del concorso della cattedra di pediatria, che vi restò ininterrottamente per 15 anni, fino alla morte, avvenuta il 14 giugno 1929.

Carlo Francioni: la biografia
Carlo Francioni nacque a Firenze da Tito e da Fanny Tedesco, il 23 aprile 1877, ove si laureò nel 1901. Nel 1911 ottenne la libera docenza in clinica pediatrica, fu assistente, poi aiuto della clinica pediatrica di Firenze, diretta da Giuseppe Mya e dal 1911 da Carlo Comba. Nel 1915 ebbe la direzione della cattedra di clinica pediatrica dell'Università di Bologna. Nel 1922 trasferì la clinica pediatrica nei nuovi locali dell'Ospedale Gozzadini. Si occupò di neurologia e neuropsichiatria, dell'alimentazione del lattante, della costituzione individuale in rapporto all'evoluzione e alla patologia. Fu membro del Consiglio nazionale delle ricerche e vicepresidente della SIP. Morì a Bologna il 14 giugno 1929.

Faenza:
Nel 1418 furono soppressi 6 piccoli ospedali e fu deliberato la fondazione di un nuovo ospizio per trovatelli. Nel 1836 fu ristrutturato il brefotrofio di Faenza che veniva chiamato: «Ospedaletto dei fanciulli abbandonati»e fu emanato un «Regolamento delle discipline morali ed economiche per governare i fanciulli e le fanciulle abbandonati in questa città e sobborghi accettati ed accolti nel ristabilito ricovero detto l'Ospedaletto dei fanciulli abbandonati».Un nuovo regolamento fu emanato nel 1897. La «Ruota» fu abolita il 1° gennaio 1879.

Ferrara:
Già dal XIII secolo gli esposti venivano accolti in alcuni ospedali della città, insieme ai malati poveri. Nel marzo 1494 l'ospedale di «San Cristoforo» cessò di ricoverare gli adulti per specializzarsi     solo nell'assistenza agli esposti.
L'ospedale si chiamava anche «Ca' di Dio» perché l'ospedale era gestito fin dall'agosto 1408 dalla «Confraternita dello Spirito Santo», i cui confratelli furono chiamati «quelli della ca' di Dio» e tale nome derivava proprio dal fatto che l'ospedale di «San Cristoforo» accogliesse gli esposti, cioè i bambini che non avevano una casa. L'«Ospizio degli esposti» e in seguito il brefotrofio provinciale ebbe in seguito il doppio nome di «San Cristoforo» e di «Ca' di Dio». Dopo l'Unità era il solo brefotrofio attivo in tutta la provincia. La provincia di Ferrara fu la prima in Italia a sopprimere la «Ruota»: era il 1867, ma gli illegittimi continuarono a essere portati presso l'Ospizio. Agli inizi del Novecento il brefotrofio era annesso all'«Istituto esposti-maternità» che comprendeva anche la maternità e una scuola ostetrica. La direzione dell'intero istituto era affidata a un ostetrico-ginecologo. Nel 1911 fu costituito il reparto brefotrofico autonomo e furono invitate le madri a seguire il nato nell'ospizio per i primi mesi di vita e nello stesso tempo incoraggiate, anche attraverso sovvenzioni economiche, a riconoscere il proprio bambino. Questo schema organizzativo determinò effetti positivi, infatti si ridusse nettamente la mortalità che passò dal 35,5% del 1910 al 12,3% nel 1912, per ridursi ulteriormente al 7,6% negli anni successivi. Con lo scoppio della Grande guerra ci fu una carenza di nutrici all'interno del brefotrofio perché le donne dovevano sostituire gli uomini nelle attività lavorative, per questo la mortalità tornò ad aumentare, arrivando nel 1918 al 32,5%. Per ovviare a questa situazione nel maggio del 1916 fu emanato dall'amministrazione del brefotrofio un provvedimento che permetteva di dare a domicilio i bambini per l'allattamento alle madri, senza chiedere loro l'obbligo del riconoscimento.
Nel 1905 si formò la «Consultazione e dispensario» presso la «Maternità», nel 1906 la «Consultazione e sorveglianza dell'allattamento mercenario» e la «Poliambulanza».

Forlì:
L'assistenza agli esposti veniva espletata, per conto dell'amministrazione provinciale, dalla «Congregazione di carità» di Forlì, Cesena e Rimini. A Forlì si costituì uno dei primi comitati cittadini per la fondazione di un ospizio marino per i bambini scrofolosi e rachitici. Fu individuata la spiaggia di Riccione, ove dal 1866 iniziarono a recarsi i bambini forlivesi. Il maggior sostenitore della fondazione dell’Ospizio marino di Riccione fu il forlivese Aurelio Saffi (1819-1890), triumviro della Repubblica romana, presidente del comitato e il medico Luigi Casati ne fu il vicepresidente.
Il comitato raccoglieva in media 3.700 lire all’anno di cui 1.600 servivano per pagare le rette presso
l’ospizio di Riccione.
Nel 1896 fu abolita la «Ruota».

Modena:
Nel 1260 fu fondata la «Casa di Dio» che però fu sempre chiamata «Cadè» che era la contrazione popolare del nome ufficiale. Fu fondata da Guglielmo della Cella nella contrada della Cerca che è l'attuale Via Ramazzini, affidata alla «Congregazione di San Pietro martire». Verso la fine del 1300 la «Cadè» fu riservata solo al ricovero dei bambini esposti o illegittimi. È interessante notare che, quando possibile, era prevista anche la presenza della madre. Nel 1541, in base alla tendenza di unificare le varie strutture assistenziali, la «Cadè» confluì in un organo assistenziale unico chiamato «Sant'unione», ma mantenne sempre una certa autonomia. Durante il XVII secolo sorsero varie istituzioni per la tutela e assistenza dei bambini abbandonati. Nel 1758 la «Cadè» entrò a far parte del «Grande spedale», voluto dal duca Francesco III d'Este (1698-1780).
La gestione dell'assistenza nel 1794 passò dalla «Sant'unione» all'«Opera generale dei poveri», nel 1807 divenne «Congregazione della carità». Nella «Cadè» venivano ricoverati in media 180 esposti, assistiti altri 400 e 50 puerpere. Dopo l'Unità la «Cadè» assunse il nome di brefotrofio. Altri brefotrofi erano presenti nella provincia. Nel 1908 Riccardo Simonini (1865-1942) fondò la «Società per la protezione dei bambini lattanti poveri».

Università:
Modena 1907
Negli anni 1764, 1767-1768 Girolamo Ferrari aveva tenuto corsi dal titolo: «De morbis infantum»; dal 1772 al 1799 Michele Rosa, clinico medico e presidente della facoltà, aveva tenuto corsi di lezione dal titolo: «De morbis mulierum et infantum» e «De primo infantum redimine». La nascita dell'insegnamento della pediatria a Modena si lega alla figura di Riccardo Simonini, che dal 1907 ebbe l'incarico dell'insegnamento di clinica medica pediatrica.

Riccardo Simonini: la biografia
nacque a Castelvetro di Modena nel 1865 e si laureò all'Università di Modena nel 1891. Dopo la laurea si trasferì in Veneto ove svolse le funzioni di medico condotto a Castel Gomberto (VI).
Iniziò a frequentare la clinica pediatria di Padova ove conseguì la libera docenza. Rientrò a Modena nel 1906, l'anno successivo gli fu affidato l'incarico dell'insegnamento di clinica medica pediatrica presso l'Università di Modena, da tenersi nell'ambito della clinica medica generale, anche se per le lezioni utilizzava i bambini provenienti dal brefotrofio. In seguito riuscì ad organizzare un reparto pediatrico all'interno della clinica medica. Nel 1919 fondò la "Clinica Pediatrica" di cui fu direttore. Nel 1924 fondò "La Pediatria Pratica – Sezione Pratica dell'Archivio La Clinica Pediatrica". Il Simonini lasciò l'insegnamento per raggiunti limiti d'età nel 1935 e morì nel 1942.
Nel 1911 fu inaugurato l'istituto di pediatria che era stato realizzato grazie al contributo di Pietro Siligardi. L'istituto, che disponeva di 50 posti letto, inglobava anche un asilo per i figli sani delle madri lavoratrici, che si chiamava "aiuto materno". Si trattava di un istituto privato la cui gestione era affidata alla «Congregazione di carità». Nel 1915 venne attuata una convenzione con il ministero dell'istruzione pubblica per cui questa struttura divenne sede dell'istituto pediatrico dell'Università e al Simonini fu affidata la direzione.

Parma:
Alla fine del XII secolo Rodolfo Tanzi (1150-1211) fondò in borgo Taschieri, ora Cocconi, l'«Ospedale di tutti i Santi o di Sant'Antonio».
All'inizio, come tutti gli ospedali medievali, accoglieva poveri, vecchi, pellegrini e fanciulli esposti, ma in seguito accolse esclusivamente i bambini abbandonati.
In seguito questo brefotrofio fu trasferito presso l'«Ospedale della misericordia», oggi
«Ospedale maggiore», assumendo la denominazione di «Ospedale grande degli esposti» e successivamente di «Ospizio degli esposti». Nel 1805 l'ospizio fu trasferito presso l'ex convento delle clarisse, ove restò fino al 27 novembre 1922 quando fu trasferito in via Emilia ovest. Fra il 1805 e il 1817 l'«Ospizio degli esposti» fu suddiviso in 4 sezioni: il «Brefotrofio», ove venivano accolti i bambini esposti in attesa di affidarli a balie esterne; «Ospizio delle esposte», istituito nel 1805, ove venivano accolte le esposte nubili che non potevano essere affidate a famiglie esterne o restituite dalle nutrici: venivano istruite in lavori domestici; «Ospizio delle arti», creato nel 1802 e aggregato all'ospizio nel 1811: accoglieva gli esposti maschi restituiti dalle famiglie prima del compimento del 12° anno di età. I bambini frequentavano le prime 4 classi elementari e poi venivano avviati all'apprendimento di un mestiere manuale. Questa sezione fu abolita nel 1883; «Ospizio di maternità», istituito nel 1817 per assistere quelle che allora venivano chiamate «gravide occulte» o «donne incinte clandestine». La «Ruota» fu abolita nel 1872.
Fra il 1895 e il 1896 fu costituito un comitato medico per l'edificazione dell'«Ospedale dei bambini» che fu inaugurato il 9 dicembre 1900 (ancora oggi, ogni anno, in questa data si svolgono manifestazioni per ricordare la fondazione). L'ospedale era formato da 2 sezioni, una medica affidata a Cesare Cattaneo (1871-1930), che era incaricato dell'insegnamento universitario della pediatria, e da un reparto chirurgico diretto da Vittorino Caprara (1859-1947). L'ospedale accoglieva bambini dalla nascita fino all'età di 9 anni. I bambini venivano ricoverati in ampie camerate. C'erano ambulatori sia medici sia chirurgici destinati per i ricoverati e altri per i pazienti esterni. Gli ambulatori erano aperti a giorni alterni e nel 1900 erogarono 5.000 prestazioni. Erano a disposizione anche un a palestra e un piccolo laboratorio.
Nel 1906 fu istituita la «Baliatica» o «Consultazione e Dispensario». Era stata costituita dalle due principali congregazioni laiche di carità di Parma: la «San Filippo Neri» e la «Congregazione municipale». La «Baliatica» organizzò ambulatori gratuiti di pediatria per i poveri e un dispensario per la distribuzione gratuita di latte.
Dopo il trasferimento a Milano del Cattaneo fu nominato primario medico dell'«Ospedale dei bambini» Olimpio Cozzolino (1868-1937) che era titolare dell'insegnamento universitario. Il Cozzolino aveva a disposizione un reparto composto di 40 letti distribuiti in 2 sale e 4 stanze per l'isolamento.

Università:
Parma 1900
Il 10 luglio 1900 il consiglio della facoltà di medicina diede parere favorevole affinché Cesare Cattaneo (1871-1930) tenesse un corso di lezioni di pediatria. A dimostrazione dell'impegno profuso da Francesco Fede, il 14 dicembre 1901 il preside di facoltà riferì di aver ricevuto una lettera dal presidente della SIP nella quale: «si invita la Facoltà a far pratiche per ottenere un Corso ufficiale di Pediatria». In realtà non fu fatto nessun concorso e il Cattaneo nel 1915 si trasferì a Milano.
Fu chiamato Olimpio Cozzolino (1868-1937) che era professore straordinario di clinica pediatrica a Cagliari. Fu trasferito a Parma dal 16 novembre 1915 e l'anno successivo divenne ordinario. Nel marzo 1916 l'amministrazione degli «Ospizi civili» lo nominò primario medico dell'«Ospedale dei bambini», unificando così la componente universitaria e ospedaliera. Il reparto era composto da 40 letti suddivisi in 2 sale e in 4 stanze per l'isolamento. Nel 1927 il Cozzolino trasferì la clinica nell'attuale sede presso l'«Ospedale maggiore».

Cesare Cattaneo: la biografia
Cesare Cattaneo nacque a Salerno il 12 agosto 1871. I genitori, Carlo e Amabile Carrara Canotti, erano di origine lombarda e si trovavano a Salerno perché il padre era ispettore scolastico. L’infanzia la trascorse a Parma ove il padre si era trasferito per motivi di lavoro e ove si laureò in medicina nel 1894. Si orientò verso la pediatria e per questo si trasferì a Padova per frequentare l'istituto di Dante Cervesato (1851-1903). In questo periodo il Cattaneo si occupò di ricerche sull’alimentazione e la stipsi. Tornato in Italia, nel 1899 fu nominato direttore dell’«Ospedale dei bambini» di Parma e nel 1900 conseguì la libera docenza in Clinica medica pediatrica discutendo una tesi su Studio eziologico, sintomatico, terapeutico sul catarro gastro-enterico infantile che aveva pubblicato nel 1899 a Parma. Fu liberale e conservatore e dal 1907 al 1910 fu sindaco di Parma. Fu presidente del consiglio di consulenza delle Terme di Salsomaggiore. Nel 1915 al Cattaneo fu affidato l’incarico dell’insegnamento della clinica pediatrica presso gli Istituti clinici di perfezionamento di Milano. Divenne ordinario nel 1926. Il Cattaneo fu direttore del periodico milanese “La medicina italiana”, fondò la scuola di cultura medica per stranieri di Varese. Fu Presidente della SIP dal 1929 al 1930. Morì a Milano il 30 dicembre 1930.

Piacenza:
Dopo l'Unità non esistevano brefotrofi, ma ogni comune aveva un luogo ove consegnare gli esposti. Nel 1895 fu redatto uno statuto organico per la fondazione di un ospedaletto infantile per la città e la provincia. Per la realizzazione dell'ospedale era prevista una spesa di 300.000 lire, di cui 100.000 per l'acquisto del terreno e delle attrezzature.

Ravenna:
L'assistenza ai bambini abbandonati risale al XIV secolo ed era affidata al «Ospedale di Sant'Apollinare in novo». Nel 1568 confluirono anche gli ospizi di «Santa Barbara» e «San Giovanni Battista» e furono unificati nel nome di «Ospizio della S.S. Trinità». Dopo l'inondazione del 1636 che distrusse l'edificio i bambini furono trasferiti al «Ospedale di Santa Maria delle croci». Nel 1859 la gestione passò alla «Congregazione di carità». Dopo l'Unità, oltre al brefotrofio del capoluogo, ce n'erano altri presenti nella provincia.

Reggio nell'Emilia:
L'istituzione di un ospizio per gli esposti risale alla metà del XII secolo. Fu fondato lo «Spedale di San Pietro», come usava nel medioevo, situato presso una delle porte della città, esattamente presso la porta di «San Pietro» che prendeva il nome dall'omonima chiesa. L'ospizio ebbe alterne vicende: distrutto da incendi (1157 e 1249) oppure in difficoltà per cattiva amministrazione.
Nel 1453 quattro ospedali della città furono soppressi e confluirono nello «Spedale di San Pietro». Gli ospedali soppressi furono: «Santa Lucia»; «Santa Caterina»; «Sant'Eustacchio della Misericordia»; «di Andrea de Albinea». Restarono funzionanti l'«Ospedale di Santa Maria del Carmine» che era detto «Il nuovo», fondato nel 1384, e l' «Ospedale della Trinità» che era solo femminile. Nel 1517 divenne: «Spedale dei Santi Pietro e Matteo» continuò ad assistere gli esposti. Nel 1811 gli esposti furono trasferiti presso l'«Ospedale di Santa Maria Nuova». Nel 1828 l'ospedale degli esposti acquistò un immobile autonomo ove si trasferì insieme alla «Sala di Maternità». Dopo l'Unità, oltre al brefotrofio del capoluogo ce n'erano altri presenti nella provincia. Nel 1905 la «Sala di maternità» fu trasferita in una parte del fabbricato dell' «Ospedale di Santa Maria nuova» appositamente costruito per ospitare il «Reparto ginecologico-ostetrico».

Rimini:
A Rimini c'era un ospizio marino che ospitava bambini provenienti da Bologna e Faenza (RA).
A Riccione (RM) c'era un ospizio marino che ospitava bambini provenienti da Faenza (RA), Forlì e Urbino.

 
 
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